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Una sfida di merito, non di portafoglio

L’Ultra-Trail du Mont-Blanc (UTMB) non è semplicemente una gara: è un mito. Nel mondo del trail running rappresenta ciò che Kona è per il triathlon o Wimbledon per il tennis: l’evento che ogni atleta sogna di correre almeno una volta nella vita.

Con i suoi 171 km e oltre 10.000 metri di dislivello, attraversando Francia, Italia e Svizzera, l’UTMB è la regina delle ultradistanze. Ma ciò che la rende davvero speciale non è soltanto la durezza del percorso, quanto il fatto che per partecipare non basta pagare un pettorale. Qui si entra solo per merito sportivo: occorre guadagnarsi l’accesso collezionando punti e dimostrando di avere il livello atletico necessario. Un sistema che seleziona i migliori e che differenzia nettamente l’UTMB dalle grandi maratone su strada (New York, Berlino, Parigi, Sydney e tante altre), dove chiunque può correre purché paghi la quota d’iscrizione.

Francesco Puppi
Un’edizione epica tra maltempo, fango e neve

La 22ª edizione, disputata a fine agosto 2025, verrà ricordata per le condizioni meteo estreme: pioggia battente, fango e perfino neve al Col de la Seigne. Gli organizzatori sono stati costretti a modificare i percorsi di alcune gare, come l’OCC, resa più lunga ma tecnicamente più semplice. Nonostante ciò, gli atleti hanno regalato spettacolo e storie che resteranno impresse.

Italiani protagonisti

Per una volta, gli italiani sono stati tra i grandi protagonisti.

  • Christian Minoggio ha sfiorato l’impresa nella OCC, lottando fino all’ultimo contro Jim Walmsley e cedendo solo negli ultimi chilometri più corribili. Un argento che vale oro, segno della sua definitiva consacrazione internazionale.
  • Luca Del Pero ha chiuso 7° sempre nella OCC, dimostrando ancora una volta la sua solidità su distanze più lunghe.
  • La pagina storica è stata scritta da Francesco Puppi, primo italiano a vincere la CCC. Dopo l’exploit alla Canyons 100K, il comasco ha confermato la sua crescita esponenziale sulle ultradistanze, vincendo senza bastoncini (!) su un tracciato durissimo.
  • Buona anche la prova di Andreas Reiterer, che nella CCC ha tentato l’azzardo di restare coi migliori, chiudendo comunque 11°.
Le consacrazioni

Nella gara regina, i successi sono andati a due atleti già noti ma che qui hanno trovato la definitiva coronazione della carriera.

  • Tom Evans (GBR) ha dominato l’UTMB maschile in 19h18’58”, prendendo il comando dopo circa 100 km e gestendo con autorità fino al traguardo. Dopo un terzo posto nel 2022 e due ritiri consecutivi, ha finalmente messo la corona sul capo.
  • Ruth Croft (NZL) ha scritto la storia vincendo l’UTMB femminile in 22h56’23”. Già vincitrice di OCC e CCC, è diventata la prima donna capace di completare la tripletta UTMB-OCC-CCC, eguagliando Xavier Thévenard.
Le sorprese
  • Nella CCC femminile la polacca Martyna Mynarczyk ha vinto dopo il 2° posto del 2024, confermando un talento esplosivo, ancora tutto da esplorare.
  • Nella gara maschile, oltre a Evans, si sono messi in mostra Ben Dhiman (2° in 19h51’37”) e Josh Wade (3° in 20h05’06”), con la Gran Bretagna che ha piazzato due atleti sul podio.
Tom Evans
Le delusioni e i ritiri eccellenti

Un’UTMB senza colpi di scena non esiste: anche quest’anno ci sono state controprestazioni e ritiri pesanti. La più clamorosa è stata quella di Courtney Dauwalter, tre volte vincitrice, che ha vissuto una giornata storta e ha chiuso solo al 10° posto. Ma in gare di questa portata anche i campioni pagano dazio.

UTMB 2025: classifica elite

Uomini (UTMB 171 km)

  1. Tom Evans (GBR) – 19h18’58”
  2. Ben Dhiman (USA) – 19h51’37”
  3. Josh Wade (GBR) – 20h05’06”

Donne (UTMB 171 km)

  1. Ruth Croft (NZL) – 22h56’23”
  2. Camille Bruyas (FRA) – 23h28’48”
  3. Katharina Hartmuth (GER) – 24h16’39”
Perché l’UTMB resta unico

L’UTMB è merito, non denaro. È selezione naturale, non pettorale a pagamento. È fatica, resilienza, gestione e cuore. La 2025 ci ha lasciato storie di gloria (Evans e Croft), di passione azzurra (Puppi e Minoggio), e di cadute illustri (Dauwalter).

E soprattutto, ha confermato che il trail running non è solo sport: è avventura, resistenza e umiltà. Chi varca l’arco di Chamonix non compra un sogno, ma lo conquista passo dopo passo.

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