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“In montagna non si scappa dal caldo: si corre verso il silenzio, la bellezza, la fatica che libera.”
— Anonimo trail runner

San Severino Lucano (PZ), 13 luglio 2025 – C’è un giorno, ogni estate, in cui i sentieri del Pollino smettono di essere silenziosi e diventano teatro di un rito collettivo: quello del trail running vissuto con passione, fatica e rispetto per la montagna. È il Trofeo dei Briganti del Pollino, gara tra le più attese del Sud Italia, che domenica scorsa ha richiamato centinaia di atleti, molti dei quali provenienti dalla Puglia, in cerca di aria fresca, avventura e bellezza.

Una fuga dal caldo verso l’altitudine

Quest’anno il caldo torrido delle pianure pugliesi ha spinto tantissimi runner — circa il 70% dei partecipanti — a “rifugiarsi” tra le vette lucane, a sfidare il dislivello anziché l’afa, a sostituire l’asfalto infuocato con le ombre fresche dei boschi del Parco Nazionale del Pollino.

La partenza, fissata alle ore 9:30 da Piazza Marconi, nel cuore dell’incantevole borgo di San Severino Lucano, ha dato il via a un’avventura lunga 12,7 km, con 400 metri di dislivello positivo da affrontare.

Un tracciato vario e sorprendente

Dopo soli 500 metri, i partecipanti si sono trovati ad affrontare la prima salita, lungo dolci tornanti che hanno subito imposto un cambio di ritmo. I muscoli si sono fatti sentire presto, ma la bellezza del paesaggio ha cominciato a ricompensare ogni sforzo.

Dopo circa 1,5 km, il percorso si è addolcito, diventando quasi pianeggiante — un respiro, un attimo di tregua. 

Ma la vera sfida arrivava più avanti: al quinto chilometro, lo scenario cambiava con l’ingresso su sterrato e una lunga salita di 800 metri, sempre più intensa, sempre più verticale. Un banco di prova per gambe e volontà.

In cima, ad attendere i runner, un ristoro idrico ben organizzato, seguito da un tratto su mulattiera panoramica, in cui l’emozione di correre sembrava fondersi con l’incredibile paesaggio circostante. Un passaggio veloce in discesa di circa 500 metri e subito di nuovo in salita, stavolta lungo la strada che costeggia la celebre giostra panoramica RB RIDE 3 — una delle attrazioni simbolo del borgo.

A quel punto, il percorso diventava tecnico, suggestivo, emozionante: una combinazione di curve, passaggi su roccia e affacci spettacolari che accarezzavano le vette. Il tratto finale, in discesa, portava gli atleti a ritrovare l’asfalto. Gli ultimi 2 km, immersi nei suoni del paese e nell’odore della fatica, hanno condotto nuovamente nel cuore cittadino, dove applausi, sorrisi e commozione hanno accolto ogni arrivo.

Nella gara maschile trionfa PAGNOTTA EMILIO della Marathon CS, che sfreccia sul tracciato e taglia il traguardo in 50 minuti e 34 secondi, conquistando meritatamente la vittoria. Al femminile è Silvana Iania della Free Runners Molfetta a dominare la competizione, chiudendo in 1 ora, 5 minuti e 28 secondi, confermandosi atleta di grande solidità e determinazione

Più di una gara, un abbraccio tra sport e natura e storia

Questa edizione del Trofeo dei Briganti del Pollino è stata più di una competizione: è stata una celebrazione collettiva dello sport vissuto in libertà, tra natura incontaminata e spirito di condivisione e la rievocazione storica di un particolare periodo storico che ha segnato la comunità. In queste montagne, tra pini loricati e pietre antiche, l’eco dei briganti non è mai scomparsa. Uomini poveri e dimenticati, che tra Ottocento e Novecento trovarono nel Pollino rifugio, difesa, identità. Fuggivano da ingiustizie, fame e guerre di potere: non cercavano gloria, ma dignità. Analfabeti, affamati, disperati, ma decisi a resistere alla rassegnazione.

E proprio su quegli stessi sentieri, oggi, corrono nuovi ribelli. Atleti che sfidano se stessi, che scelgono la montagna come via di liberazione. Non scappano da padroni o soldati, ma da un mondo che corre troppo veloce, dal caldo soffocante delle città, dal rumore che non dà tregua.

Come i briganti, cercano il silenzio, la lotta, la solitudine necessaria per ritrovare il senso. Con ogni salita affrontano i propri limiti; con ogni discesa imparano a fidarsi del proprio istinto. Anche loro vivono di resistenza, anche loro chiedono rispetto.

In fondo, il trail running è questo: una forma di disobbedienza dolce, fisica, autentica. Correre in montagna è scegliere la fatica vera, quella che non si compra, non si mostra, ma si conquista. È riscoprirsi umani, liberi nel corpo e nella mente, proprio come quei briganti che qui, un tempo, difendevano la propria esistenza passo dopo passo.

Chi corre il trail sa che non si corre mai solo per arrivare. Si corre per guardarsi dentro, per stringere mani sconosciute, per sentirsi vivi. E qui, tra i sentieri dei briganti, tutto questo è successo davvero

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