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Amastuola Wave Trail, emozioni in gara

Amastuola Wave Trail, quando il trail diventa un viaggio dentro la Puglia più autentica

Ci sono gare che si corrono contro il cronometro.

E poi ce ne sono altre che, mentre corri, ti fanno dimenticare quasi di guardarlo.

L’Amastuola Wave Trail appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Ieri, domenica 25 ottobre, ho avuto la fortuna di vivere in prima persona uno dei percorsi più affascinanti del panorama del Puglia Trail: poco più di 16 chilometri immersi nella Tenuta Amastuola e nel territorio di Massafra, tra vigneti dalle geometrie perfette, ulivi secolari, macchia mediterranea, sentieri selvaggi e le profonde incisioni delle gravine. Un viaggio che va ben oltre la semplice competizione.

E forse è proprio questo il bello del trail: arrivare alla partenza pensando di dover correre una gara e ritrovarsi, chilometro dopo chilometro, a vivere un’esperienza.

La partenza: e improvvisamente il paesaggio corre con noi

Alla partenza, davanti alla Masseria Amastuola, l’atmosfera è quella tipica delle grandi giornate di trail.

Atleti che si riscaldano, amici che si salutano, scarpe che vengono strette ancora una volta, qualche battuta per stemperare la tensione.

Poi arriva il momento.

Si parte.

I primi metri servono a trovare il proprio ritmo, ma basta poco perché la gara cominci a mostrare il suo vero volto. Il percorso abbandona rapidamente gli spazi della masseria e ci porta dentro la natura. Il rumore dei passi sulla terra prende il posto delle voci della partenza.

E davanti agli occhi comincia ad aprirsi un paesaggio che sembra disegnato apposta per essere attraversato correndo.

Il verde degli ulivi e il bronzo dell’autunno

Corro tra gli ulivi. Alcuni sono giovani, altri sembrano essere lì da sempre.

Sono gli ulivi secolari, con i loro tronchi contorti e le forme quasi scultoree, a ricordarci che questo territorio ha una storia molto più lunga di qualsiasi gara.

Poi arrivano i vigneti.

Ed è qui che l’Amastuola mostra la sua caratteristica più riconoscibile.

I filari sembrano inseguirsi sulle colline con un andamento morbido, quasi ondulato. Il verde delle foglie ormai mescolato alle tonalità dell’autunno crea un contrasto incredibile con la terra.

È un paesaggio che cambia continuamente.

Ad ogni curva c’è qualcosa da guardare.

E ad ogni sguardo viene spontaneo rallentare.

Ma siamo in gara.

E allora si continua a correre.

Non è una passeggiata: il percorso sa farsi rispettare

A guardarlo sulla carta, poco più di 16 chilometri e circa 310 metri di dislivello positivo potrebbero sembrare una distanza alla portata di tutti. Ma il trail non si misura soltanto in chilometri e metri di dislivello. Ci sono i cambi di ritmo. Ci sono i continui cambi di superficie. Ci sono i passaggi più tecnici. Ci sono salite che sembrano brevi ma che arrivano quando le gambe hanno già iniziato a sentire la fatica. E soprattutto c’è un tracciato che non permette di distrarsi troppo.

Il percorso 2026 è stato infatti pensato più corto rispetto ad alcune precedenti edizioni, ma anche più intenso e con un coefficiente di difficoltà maggiore. Ed è proprio questa alternanza a rendere l’Amastuola Wave Trail una gara vera. Si corre. Si spinge. Si recupera. Poi si torna a spingere.

Quando la gravina cambia tutto

Ma il momento in cui capisco davvero dove mi trovo arriva quando il paesaggio cambia ancora.

La terra si fa più selvaggia.

La vegetazione sembra riprendersi i propri spazi.

Il sentiero si stringe.

E compaiono le gravine.

Qui la corsa assume un altro significato.

Non siamo più semplicemente dentro una tenuta vinicola.

Siamo dentro un territorio modellato dall’acqua, dal vento e dal tempo.

Le gravinelle, i solchi nella roccia, la vegetazione spontanea e i single track restituiscono quella sensazione di natura autentica che, personalmente, cerco ogni volta che indosso un paio di scarpe da trail.

È il momento in cui il cronometro passa definitivamente in secondo piano.

Davanti c’è il sentiero.

Ai lati c’è la Puglia più selvaggia.

E sopra di noi un cielo enorme.

Una corsa dentro la storia

È impossibile correre qui senza pensare alla storia di questo territorio.

Le gravine raccontano una Puglia antichissima.

I sentieri attraversano luoghi che hanno visto passare uomini, animali, contadini e viandanti molto prima che qualcuno inventasse il trail running.

E allora anche una semplice curva del percorso può diventare un piccolo viaggio nel tempo.

La Magna Graecia Running Week nasce proprio da questa idea: utilizzare lo sport per far conoscere il territorio, la sua natura, la sua cultura e le sue tradizioni.

E dopo aver percorso questo tracciato, posso dire che l’idea funziona.

Perché qui non si corre semplicemente in un territorio.

Si corre attraverso il territorio.

Il ritorno verso Amastuola

Quando il percorso comincia a riportarmi verso la Tenuta, le gambe iniziano a presentare il conto.

Ma è proprio quando la fatica aumenta che il paesaggio sembra regalare qualcosa in più.

Ricompaiono i vigneti.

Le geometrie dei filari tornano a dominare la scena.

Il paesaggio si apre.

E, quasi come un premio, arriva la vista verso il Golfo di Taranto.

È uno di quei momenti nei quali istintivamente viene voglia di guardarsi intorno.

Per qualche secondo non penso più alla posizione, al ritmo, ai chilometri mancanti.

Penso soltanto a quanto sia straordinario poter correre in un posto così.

Non solo una gara

Ed è proprio questo il punto. L’Amastuola Wave Trail è soltanto il momento culminante di qualcosa di molto più grande. La Magna Graecia Running Week, giunta quest’anno alla sua undicesima edizione, ha trasformato Massafra e la Tenuta Amastuola per tre giorni in un vero luogo di incontro tra sport, natura, formazione, inclusione e solidarietà. Il venerdì, il briefing tecnico e la prova del percorso hanno visto protagonisti anche due nomi straordinari dell’atletica italiana: Stefano Baldini, campione olimpico della maratona ad Atene 2004, e Ottavio Andriani, padrino della manifestazione.

Il sabato è stato invece dedicato anche agli amici a quattro zampe con la Walking Dog, accompagnata da attività di sensibilizzazione sull’abbandono e sull’adozione.

E non è mancata la formazione, con la masterclass medico-sportiva, l’Osservatorio Running e il podcast live Sempre di corsa, trasformando la manifestazione in un momento di confronto sul mondo della corsa e dello sport.

Poi la domenica.

La gara.

E insieme alla gara, Camminando Verso Sud, la camminata di fitwalking che ha permesso anche a persone meno allenate, over 65 e partecipanti con disabilità di vivere lo stesso territorio.

Correre per qualcosa che va oltre la corsa

C’è poi un altro aspetto che rende questa manifestazione particolare.

L’Amastuola Wave Trail non dimentica chi è meno fortunato.

Una parte dei proventi della manifestazione è destinata al Sorriso Francescano, a sostegno del progetto per una casa vacanze dedicata ai bambini del reparto di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale SS. Annunziata di Taranto. La manifestazione ha inoltre aderito all’Ottobre Rosa, promuovendo la sensibilizzazione sulla prevenzione oncologica.

E allora anche quei chilometri percorsi nella fatica assumono un significato diverso.

Perché si può correre per migliorare il proprio tempo.

Si può correre per arrivare davanti.

Si può correre semplicemente per il piacere di farlo.

Ma è ancora più bello sapere che, qualche volta, correre può servire anche a lasciare qualcosa agli altri.

La vera vittoria è arrivare con gli occhi pieni

Gli ultimi chilometri passano veloci.

O forse sono io che non voglio che finiscano.

Quando finalmente rivedo la Tenuta Amastuola, la sensazione è quella che ogni organizzatore di trail dovrebbe cercare di regalare ai propri partecipanti.

La stanchezza c’è.

Le gambe sono pesanti.

Ma dentro c’è quella soddisfazione difficile da spiegare a chi non corre.

Mi volto un’ultima volta.

Ripenso ai vigneti color bronzo e oro.

Agli ulivi secolari.

Alla macchia mediterranea.

Alle gravine.

Ai sentieri stretti.

Al Golfo visto dall’alto.

Alle persone incontrate lungo il percorso.

E capisco che oggi non ho semplicemente corso una gara.

Ho attraversato un pezzo di Puglia.

Una Puglia elegante e selvaggia allo stesso tempo.

Una Puglia fatta di vino, ulivi, pietra, gravine, storia e persone.

Una Puglia che, per qualche ora, ci ha concesso il privilegio di correre dentro il suo paesaggio.

L’Amastuola Wave Trail finisce sul traguardo.
Ma certe corse continuano a correre dentro di noi anche quando abbiamo già tolto le scarpe.

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